L’errore 400 Bad Request indica che il server ha ricevuto una richiesta che non riesce a interpretare. Non è un problema del server né una pagina mancante: è la richiesta stessa a essere malformata. Nella grande maggioranza dei casi la causa è sul lato di chi visita il sito, per esempio un indirizzo scritto male o cookie corrotti, e la soluzione richiede meno di un minuto.
In questa guida vediamo che cosa significa, le varianti con cui si presenta, le cause più frequenti e come risolverlo da visitatore e da gestore del sito, con le impostazioni da controllare sui server Apache e Nginx.
Cosa significa errore 400
Il codice 400 è il più generico degli errori 4xx. Il server lo restituisce quando la richiesta non rispetta la sintassi prevista, contiene dati non validi o supera i limiti che il server è disposto ad accettare. Mentre altri codici della stessa famiglia descrivono un problema preciso, come l’autenticazione mancante del 401 o l’accesso vietato del 403, il 400 è la risposta di ripiego per tutto ciò che il server considera semplicemente “sbagliato” nella richiesta.
Come si presenta
Il messaggio cambia a seconda del server e dell’applicazione. Le varianti più comuni sono queste, e alcune rivelano già la causa.
| Messaggio | Cosa indica di solito |
|---|---|
| 400 Bad Request o HTTP Error 400 | Richiesta malformata, causa generica |
| 400 Bad Request – Request Header Or Cookie Too Large | Server Nginx: intestazioni o cookie troppo grandi |
| Your browser sent a request that this server could not understand | Server Apache: sintassi della richiesta non valida |
| Size of a request header field exceeds server limit | Server Apache: un’intestazione, spesso i cookie, supera il limite |
| The request URL is invalid o Invalid URL | Indirizzo con caratteri non validi |
Le cause più comuni
Indirizzo malformato. Caratteri non consentiti, simboli di percentuale isolati, spazi o caratteri speciali non codificati correttamente nell’URL possono rendere la richiesta illeggibile. Nei link, uno spazio deve diventare %20 e un simbolo di percentuale deve diventare %25: se un software genera link senza questa codifica, il server può rifiutarli. Succede spesso con link copiati male da email e documenti, o generati da sistemi difettosi.
Cookie corrotti o troppo grandi. È la causa più frequente quando l’errore compare su un solo sito e su tutte le sue pagine. Ogni volta che visiti un sito, il browser gli rimanda tutti i cookie che quel sito ha salvato. Se sono danneggiati o hanno superato le dimensioni ammesse dal server, ogni richiesta viene rifiutata. Quando a essere troppo grandi sono le intestazioni nel loro complesso, alcuni server restituiscono invece l’errore più specifico 431.
Cache del browser o DNS non aggiornati. Dati memorizzati che non corrispondono più alla configurazione del sito, per esempio dopo un cambio di server, possono generare richieste non valide.
Estensioni del browser. Alcune estensioni modificano le richieste aggiungendo o alterando intestazioni, con il risultato di renderle inaccettabili per il server.
Problemi lato server o applicazione. Meno spesso, il 400 nasce da limiti troppo bassi impostati sul server per le dimensioni delle intestazioni, da regole di un firewall applicativo, da un’applicazione che rifiuta i dati inviati da un modulo o da una richiesta inviata in un formato diverso da quello che l’applicazione si aspetta, caso frequente con le API.
Come risolvere se sei un visitatore
- Controlla l’indirizzo. Verifica che non contenga errori di battitura, caratteri strani o simboli di percentuale isolati. Se arrivi da un link, prova a raggiungere la pagina partendo dalla home del sito e navigando dai menu.
- Cancella i cookie del sito. Non serve cancellare tutti i cookie del browser. In Chrome puoi cliccare sull’icona a sinistra della barra degli indirizzi, aprire le impostazioni del sito ed eliminare solo i suoi dati. È la soluzione nella maggior parte dei casi.
- Svuota la cache del browser e riprova, oppure apri la pagina in una finestra in incognito per verificare subito se il problema è nei dati memorizzati.
- Disattiva le estensioni una alla volta, se l’errore compare solo con il tuo browser abituale.
- Svuota la cache DNS del sistema operativo, se l’errore è comparso dopo che il sito ha cambiato server. Su Windows si fa con il comando
ipconfig /flushdns, su macOS consudo dscacheutil -flushcacheseguito dasudo killall -HUP mDNSResponder.
Se il sito continua a restituire 400 da qualsiasi dispositivo e rete, il problema non è tuo: avvisa il gestore del sito.
Come risolvere se il sito è tuo
Parti dai log
Se ricevi segnalazioni da più visitatori, il log del server indica quali richieste vengono respinte con il codice 400 e spesso il motivo. Una riga nell’error log di Nginx come client sent too long header line conferma che il problema sono le intestazioni. Per un quadro di tutti gli strumenti di diagnosi, consulta la guida ai log del server.
Riduci i cookie del sito
Se la causa è la dimensione delle intestazioni, verifica quanti cookie impostano il sito e i plugin installati. Script di tracciamento, strumenti di test A/B, chat e sistemi di consenso possono accumulare cookie molto pesanti, a volte con valori lunghi migliaia di caratteri. Puoi vederli dagli strumenti per sviluppatori del browser, nella sezione dedicata all’archiviazione. Eliminare gli strumenti inutilizzati e accorciare la durata dei cookie è la soluzione più pulita.
Regola i limiti del server, se necessario
Sui server che gestisci direttamente, i limiti delle intestazioni si possono alzare. In Nginx si usa la direttiva large_client_header_buffers, per esempio:
large_client_header_buffers 4 16k;
In Apache il limite per singola intestazione si regola con LimitRequestFieldSize, espresso in byte. Alzare i limiti risolve il sintomo, ma ridurre i cookie resta preferibile: intestazioni enormi rallentano ogni singola richiesta del sito. Su un hosting condiviso queste impostazioni non sono modificabili, e se pensi che il limite sia la causa va contattata l’assistenza.
Controlla moduli, firewall e integrazioni
Se l’errore compare solo all’invio di un modulo, il problema è probabilmente nei dati inviati o in una regola di sicurezza. Il log del firewall applicativo, se presente, conferma se la richiesta è stata bloccata. Se il 400 arriva da un’integrazione o da un’API, controlla che il formato dei dati sia quello atteso, per esempio JSON valido con l’intestazione Content-Type corretta. Se il sito usa WordPress, molti problemi legati a plugin e moduli sono descritti nella guida agli errori di WordPress.
Come prevenire l’errore 400 sul tuo sito
Anche se la causa immediata è spesso nel browser del visitatore, chi gestisce un sito può fare molto per ridurre la probabilità che i propri utenti incontrino un 400.
Il primo intervento riguarda i cookie. Fai periodicamente l’inventario dei cookie impostati dal sito, rimuovi gli script di servizi che non usi più e preferisci strumenti che salvano poche informazioni. Un sito che imposta decine di cookie pesanti non solo rischia l’errore 400, ma rallenta ogni richiesta, perché il browser deve inviarli tutti ogni volta.
Il secondo riguarda i link. Quando crei indirizzi con parametri, per esempio nei filtri di un catalogo o nei link delle campagne email, assicurati che i caratteri speciali vengano codificati correttamente. Gli strumenti di crawling, come quelli che analizzano tutto il sito alla ricerca di link rotti, segnalano anche gli indirizzi che restituiscono 400, permettendoti di correggerli prima che li trovino gli utenti.
Il terzo riguarda i moduli e le integrazioni. Dopo ogni aggiornamento di plugin che gestiscono moduli, pagamenti o collegamenti a servizi esterni, prova almeno un invio completo. Molti errori 400 nascono da un’integrazione che dopo un aggiornamento invia i dati in un formato leggermente diverso da quello atteso dal servizio collegato.
Errore 400 e altri codici simili
Il 400 viene a volte confuso con altri errori della stessa famiglia. Il 401 riguarda l’autenticazione mancante, il 403 un accesso vietato, il 413 dati o file troppo grandi, il 431 intestazioni troppo grandi. Se il tuo errore mostra uno di questi numeri, la causa è più specifica e la soluzione più mirata: trovi i casi più comuni nelle guide all’errore 401 e all’errore 403.
Errore 400 e SEO
Un 400 occasionale che colpisce un visitatore con cookie corrotti non ha alcun effetto sul posizionamento. Diventa un problema solo se il sito stesso genera link malformati, per esempio con parametri o caratteri non codificati, che Googlebot segue e non riesce a scansionare. In quel caso il rapporto sull’indicizzazione di Search Console mostra gli indirizzi coinvolti, e la correzione va fatta alla fonte, nel tema, nel plugin o nel menu che produce quei link.
Domande frequenti
Cancellando i cookie perdo qualcosa?
Se cancelli solo i cookie del sito interessato, verrai disconnesso da quel sito e potresti perdere il contenuto del carrello o alcune preferenze. Gli altri siti non vengono toccati.
Perché l’errore 400 compare solo su un sito?
Perché quasi sempre dipende dai dati che il browser ha memorizzato per quel sito specifico, in particolare i cookie. Cancellandoli, il problema di solito scompare.
Perché l’errore 400 compare solo da un dispositivo?
Perché cookie, cache ed estensioni sono propri di ciascun browser. Se da un altro dispositivo il sito funziona, il problema è nei dati memorizzati sul primo, e cancellarli lo risolve.







